Non ce l’ho fatta

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Tutti gli sportivi hanno degli obiettivi. L’obiettivo è lo scopo stesso di un’azione. Tutto il comportamento dell’atleta può essere influenzato dall’obiettivo che si pone di raggiungere. Allenamento, alimentazione, cure mediche…per non parlare degli impegni degli atleti non professionisti, campioni di resilienza, che si devono dividere tra campo di allenamento, scuola e/o lavoro. Si lavora duramente per tagliare quel traguardo che ogni atleta, si suppone d’accordo con il suo allenatore o la sua squadra, si pone all’inizio della stagione.

Ma a volte succede l’inevitabile:

Un infortunio, una squadra troppo forte all’inizio del girone, una notte insonne prima della competizione, un errore durante il gesto tecnico, la troppa ansia, le condizioni metereologiche non favorevoli…

Capita di doversi dire “Non ce l’ho fatta”.

Sconforto, frustrazione, delusione sono le emozioni che si affacciano subito nella mente dell’atleta. 

Ma dopo un primo momento di negatività, l’atleta ben supportato pensa subito al futuro, ponendosi altri obiettivi che siano raggiungibili e che abbiano scadenze più lontane.

Il superamento di un fallimento non è sempre facile da gestire. Può portare infatti al totale decadimento della motivazione e all’abbandono dell’attività. E’ necessario che l’atleta sia supportato da chi gli sta vicino: genitori, allenatore, squadra, dirigenti. Più si sente appoggiato, più sarà propenso a investire tempo ed energie per raggiungere un nuovo obiettivo.

Per uscire da questo momento ancora più forti, ancora più resilienti.

M.F.

LA RESILIENZA

LA RESILIENZA

RESILIENZA

A quanti di voi è mai capitato di allenarsi per mesi e quando finalmente è periodo di competizioni e si è in piena forma, nasce o si accentua un problema fisico?

Spesso il cambiamento negli allenamenti, la necessità di dover dare fisicamente il 100%, lo stress fisico ed emotivo, portano infortuni o disagi che non solo inficiano la prestazione, ma obbligano anche a un periodo di stop forzato dalle attività.

Cosa accade nella mente di un’atleta?

Sconforto, disillusione, mancanza di motivazione sono padroni di questo difficile momento. Non soltanto si prova dolore fisico, ma ci si deve anche sottoporre a terapie non propriamente piacevoli e usare supporti medici (come le stampelle) che rendono faticosa la vita quotidiana.

Ma la mente dell’uomo è fatta per superare le situazioni difficili. Abbiamo quella particolare caratteristica che gli psicologi chiamano “resilienza”, la capacità di superare felicemente gli ostacoli della vita e uscirne rinforzati. Come soleva dire Nietzsche, “quel che non mi uccide, mi fortifica”. E gli atleti sono maestri di resilienza.

La motivazione a tornare in forma supera lo sconforto, porta ad affrontare le terapie e le sedute di riabilitazione. I comportamenti che si mettono in atto sono tutti volti a stare meglio e appena si riesce a tornare in campo, l’impegno durante gli allenamenti è doppio. Se poi chi abbiamo intorno, genitori, allenatori, dirigenti, ci supportano e ci aiutano, il recupero è più veloce.

Viva, quindi, la mente dell’atleta.

Viva chi supporta gli atleti!

M.F.