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o8/03/2014

In onore della festa della donna, un nuovo articolo dedicato allo sport in rosa.

Buona lettura!

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LA DONNA NELLO SPORT Di Martina Fugazza, Psicologa dello Sport e Psicologa Clinica Lo sport non è sempre stato aperto a tutti. La “Carta dei principi dello sport per tutti”, redatta nel dicembre del 2002, recita nel suo primo articolo: “Praticare lo sport è un diritto dei cittadini di tutte le età e categorie sociali”. Gran parte della storia antica e moderna ha però visto la donna esclusa dall’attività fisica. Grandi passi avanti si sono fatti dal punto di vista di mentalità e di rispetto dei diritti allo sport. Molti passi sono ancora da fare. Questo articolo vuole evidenziare il ruolo della donna nella storia dello sport, l’evoluzione della sua partecipazione e le caratteristiche che la differenziano dall’uomo, senza tuttavia impedirle di raggiungere mete comparabili a quelle maschili.

Per scaricare l’intero articolo, cliccare sul link sottostante.

donna e sport

 

17/01/2014

Eccoci qui con il primo articolo dell’anno.

Oggi tratteremo il tema della preparazione mentale nel golf, uno sport probabilmente ancora poco conosciuto dal grande pubblico, ma sicuramente molto affascinante.

L’obiettivo di questo articolo è di potervi incuriosire, mostrandovi uno spaccato di questo gioco meraviglioso e delle caratteristiche mentali fondamentali per poterlo praticare ad un buon livello.

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LA PREPARAZIONE MENTALE NEL GOLF di Vanessa Costa, Psicologa dello Sport e Psicologa Clinica 1.Il golf: uno sport complesso Il golf rientra tra gli sport definiti come closed skills, caratterizzati da una relativa costanza e prevedibilità delle informazioni provenienti dall’ambiente esterno e da una conseguente focalizzazione sulla perfetta esecuzione del gesto tecnico, che dovrebbe costituire l’unica variabile in gioco. Nonostante quest’apparente prevedibilità, tuttavia, il golf è uno sport piuttosto complesso in quanto la pratica su campo di quest’attività implica una costante interazione con contesti ambientali e condizioni meteorologiche differenti e richiede sia l’utilizzo di diverse tipologie di bastoni, quali prosecuzioni naturali dei propri arti superiori, sia l’impiego di palline come mediatori del proprio gesto tecnico. È, inoltre, uno sport prevalentemente individuale nel quale la competizione con l’avversario avviene per lo più in forma indiretta, quindi il gioco assume le caratteristiche di una sfida che avviene in primo luogo contro sé stessi e contro il campo, allo scopo di ottenere il miglior risultato possibile e, solo in questo modo, avere la meglio sugli avversari. Per queste ragioni si può iniziare ad intuire come, per aspirare a raggiungere una performance golfistica ottimale, sia necessaria una profonda sinergia tra abilità tecniche, fisiche e mentali (Hellström, 2009). Tra le skill tecniche, rivestono un ruolo di particolare rilievo la coordinazione, fondamentale nell’esecuzione di uno swing efficace, e la precisione, indispensabile al fine di portare a termine la buca nel minor numero di colpi possibile. Dal punto di vista fisico, essere flessibili e possedere un buon tono muscolare, permette ai giocatori di eseguire rotazioni perfette e di imprimere alla palla la forza necessaria a percorrere grandi distanze; inoltre, pur essendo spesso considerato uno sport poco faticoso, l’avere una buona resistenza permette ai golfisti di percorrere senza un eccessivo dispendio energetico i circa 6 km (pianeggianti o montuosi) previsti dal giro (http://www.passionegolf.com), arrivando ogni volta sulla palla al massimo delle proprie possibilità. Tra le principali skill mentali implicate nel gioco del golf è possibile identificare in primo luogo la concentrazione, con una duplice accezione, relativa sia al rimanere focalizzati sul compito per tempi prolungati, nonostante le pause che intercorrono tra un colpo e l’altro, tra una buca e l’altra e nelle diverse giornate di gara, sia al possedere un focus attentivo (ampio vs. ristretto, interno vs. esterno) sufficientemente flessibile da poter effettuare di volta in volta una valutazione accurata della situazione, tenendo conto dei vari fattori in gioco (ambiente fisico e meteorologico, tipo di colpo, punteggio, aspettative, pubblico ecc..). Un’altra abilità mentale di fondamentale rilevanza è la gestione delle emozioni. In generale possiamo dire che per gli atleti di qualsiasi età l’attività sportiva rappresenta una vera e propria palestra nella quale sperimentare un’ampia gamma di emozioni, positive e negative: tali emozioni, tuttavia, se non efficacemente riconosciute e gestite, possono portare ad uno scadimento della prestazione (Lane et al., 2012). Nel golf la gestione delle emozioni rappresenta un aspetto cruciale nel programma di preparazione mentale in quanto l’impatto dell’ambiente, le lunghe attese e la percezione di una continua sfida con sé stessi rappresentano elementi fondamentali nel contribuire a stimolare la strutturazione di un locus of control prevalentemente interno, una certa tendenza all’auto-critica (self-talk negativo), la sperimentazione di emozioni negative in caso di errori od imprevisti ed una conseguente riduzione della percezione di autoefficacia. Proprio la gestione degli errori può rappresentare una situazione emblematica in cui l’agonista è chiamato a gestire in modo ottimale le proprie emozioni: nella maggior parte dei casi, infatti, l’errore può rappresentare il fattore scatenante un’emozione negativa che può portare pensieri negativi e scarsa fiducia nelle proprie risorse. Una gestione efficace dell’errore commesso, invece, consente di sperimentare stati emotivi meno negativi, di conservare una buona self-efficacy, di avere la lucidità necessaria per poter adottare strategie di gioco più efficaci e per recuperare la giusta concentrazione. Ricordiamo, infine, un aspetto cruciale legato all’allenamento nel golf: la gestione della noia che potrebbe derivare dalla ripetitività degli esercizi svolti in campo pratica o sul putting green. A tal proposito, lo stesso Tiger sottolinea nel suo blog l’imprescindibilità del divertimento all’interno della propria pratica sportiva: “(…) quando lavoro, mi voglio anche divertire. Alterno le routine di allenamento per evitare la noia e se lavoro con un allenatore o con un amico, faccio esercizi sempre differenti per rendere le cose interessanti. Faccio delle pause per svagarmi (…)” [1]


[1] Tratto dal blog del sito di ufficiale di Tiger Woods: http://web.tigerwoods.com/news/tigerBlog 2. Preparazione mentale nel golf: una doverosa premessa

Uno studio pubblicato su Sports Medicine (Hellström, 2009) mette in luce gli aspetti che secondo i golfisti di alto livello sembrano influenzare maggiormente la propria performance. Tra questi vengono identificati: un profondo coinvolgimento nella propria attività sportiva, l’avere degli obiettivi da perseguire, il valutare costantemente la propria prestazione, la capacità di pianificare e l’allenarsi con impegno al fine di migliorare il proprio gioco. In aggiunta, questi stessi giocatori ritengono che l’atteggiamento (stato mentale), la volontà e la motivazione siano delle caratteristiche psicologiche fondamentali per riuscire ad avere successo nelle gare. A partire da queste considerazioni, appare evidente come già gli stessi golfisti comprendano l’importanza di integrare la preparazione tecnica ed atletica con una preparazione mentale personalizzata. Parlare di “personalizzazione” significa co-costruire un percorso con l’atleta a partire dalla valutazione dei suoi bisogni, delle risorse che possiede, della sua motivazione, della percezione di self-efficacy e di molti altri elementi che rendono ogni atleta assolutamente unico. La preparazione mentale o mental training è un percorso di autoconsapevolezza finalizzato all’ottimizzazione della prestazione dell’atleta, ottimizzazione che passa evidentemente anche attraverso un investimento sul benessere dell’atleta stesso. Si tratta di effettuare un allenamento sistematico e continuativo di atteggiamenti mentali e capacità psicologiche che, per essere il più possibile efficace e completo, dovrà essere calato nella specificità del golf, delle skill mentali che richiede e dovrà tenere conto delle specifiche caratteristiche dell’individuo-golfista. Con queste riflessioni intendiamo sottolineare che non è possibile a nostro avviso proporre un intervento standard di preparazione mentale nel golf. L’intervento, infatti, si costruisce, si dipana e raggiunge gli obiettivi stabiliti attraverso la relazione tra quell’atleta e quello psicologo dello sport, inseriti in quello specifico contesto sociale. Ciò premesso, riteniamo possibile evidenziare alcune tappe ed elementi chiave di un percorso di mental training nello sport, elementi che reputiamo trasversali a ciascun percorso ed ai vari approcci utilizzati in ambito di Psicologia dello Sport. 3. Progettazione e sviluppo di un intervento In questo paragrafo intendiamo evidenziare alcune macro-aree di intervento che rappresentano fattori chiave in ottica di ottimizzazione della prestazione agonistica. Nella nostra esperienza in ambito golfistico, infatti, abbiamo osservato la presenza di aree che rivestono un ruolo rilevante nell’ambito di un percorso di mental training: la self-efficacy, la gestione delle proprie emozioni e la capacità di goal setting. 3.1 Self-efficacy Come noto la self-efficacy (o percezione di autoefficacia) rappresenta l’insieme delle convinzioni che un individuo ha circa la propria capacità di portare a termine con successo un compito. Gli ampi studi condotti da A. Bandura hanno dimostrato come le convinzioni di autoefficacia abbiano un’influenza sulla scelta delle attività in cui decidiamo di impegnarci, sullo sforzo ed il tempo che decidiamo di dedicarvi e sulle emozioni correlate. In breve, quindi, la percezione di autoefficacia influenza i modelli di pensiero, la motivazione, la performance ed il livello di attivazione emotiva (Pervin et al., 1997). La self-efficacy si costruisce grazie all’interazione di quattro aspetti:

  • Esperienze di successo (o mastery)
  • Apprendimento osservativo
  • Feedback (o persuasione verbale)
  • Attivazione psicofisiologica

Appare evidente, quindi, come la self-efficacy e le sue componenti strutturali abbiano un grande rilievo nell’attività di un golfista. Ci sembra importante concentrarci su ciascuna di essere e sulle sue implicazioni in ambito golfistico, a partire da un approfondimento relativo all’esperienza diretta di successo (o mastery) associata al concetto di flow. Il Flow è lo stato in cui l’atleta si percepisce fortemente competente, coinvolto nell’attività e padrone della situazione. Il tempo scorre senza che se ne renda conto, il piacere deriva dall’immersione completa nell’attività. Comunemente noto come “stato di grazia”, il flow costituisce un presupposto fondamentale per il raggiungimento del benessere psicofisico, l’incremento della motivazione, della qualità delle relazioni e la conseguente efficacia nella prestazione. Nell’ambito dell’attività con l’atleta dedicare spazio a ricostruire e comprendere le esperienze di flow vissute significa concentrarsi sui suoi punti di forza, supportandolo nella costruzione di un modello di funzionamento ottimale e nello sviluppo delle condizioni predisponenti la miglior performance. Il Flow, infatti, è sinonimo di massimo coinvolgimento cognitivo ed emotivo nell’attività, di piacere intrinseco, di esperienza gratificante. È il contrario di noia, stress, apatia, demotivazione. Non approfondiremo il tema del flow in questa sede; ci preme piuttosto evidenziare come, attraverso i differenti strumenti esistenti (Flow Questionnaire di Delle Fave, Bassi & Massimini, 2003; Flow State Scale di Jackson & Marsh, 1996; Dispositional Flow Scale di Jackson et al, 1998) ed il colloquio con l’atleta, si possa lavorare sulle esperienze dirette di flow, riproducendo il vissuto positivo legato a tali situazioni. Ciò significa accrescere il senso di autoefficacie ed innescare un circolo virtuoso in grado di creare i presupposti affinché si possa raggiungere la prestazione ottimale. Tornando alle componenti della percezione di autoefficacia, ci sembra che l’apprendimento osservativo ed i feedback chiamino in campo una figura di riferimento fondamentale per il golfista: il Maestro. Sebbene non sia sempre possibile coinvolgere questa importante figura nel percorso di preparazione mentale di un atleta, instaurare la possibilità di uno scambio con il maestro avrebbe un duplice valore aggiunto: da un lato permetterebbe di creare sintonia e sinergia tra la sfera mentale  e quella tecnico-tattica dell’allenamento e dall’altro consentirebbe di sensibilizzare il Maestro proprio sul tema dell’apprendimento osservativo e dei feedback. L’apprendimento per osservazione è particolarmente utile per un atleta in quanto, da un lato, l’osservare un’altra persona riprodurre in modo ottimale un gesto tecnico, gli permette di migliorare la propria esecuzione attraverso quello che viene definito come “modellamento” (da qui l’importanza dell’utilizzo dei video) e dall’altro, l’essere messo in condizione di osservare persone simili a sé che raggiungono i propri obiettivi, tende ad accrescere la convinzione di possedere quelle stesse capacità. Infine, per quanto riguarda i feedback forniti dall’allenatore, ossia i rimandi che il maestro fornisce al golfista nel momento in cui lo osserva giocare, avranno un ruolo cruciale nella convinzione dell’atleta di possedere quanto serve per riuscire in quel gesto tecnico, in quella buca o in una determinata gara. L’ultimo elemento, ma non meno importante nell’influenzare la percezione di autoefficacia è rappresentato dall’attivazione psicofisiologica, ossia nella sperimentazione di una serie di modificazioni a livello fisico e psicologico, dettati da un’attivazione di tipo emotivo, in concomitanza di particolari momenti del gioco. L’influenza degli stati affettivi ed emotivi riveste un ruolo talmente rilevante per un golfista da rappresentare un elemento chiave di intervento in un percorso di mental training in questo sport, definibile come gestione delle emozioni. 3.2 Gestione delle Emozioni La capacità di gestire efficacemente le emozioni sperimentate in campo assume un ruolo di particolare importanza nella preparazione mentale del giocatore di golf, indipendentemente dall’età e dal livello raggiunto. Rappresenta infatti un valido alleato, sia nel raggiungere un miglioramento della performance, sia nel vivere con maggiore serenità il gioco (Hellström, 2009). A questo proposito, i giocatori professionisti che hanno preso parte allo studio (Nicholls et al., 2005), hanno identificato come principali cause di stress e quindi come potenziali fonti di emozioni negative, i seguenti aspetti: pensieri relativi al risultato (es. posizionarsi nella top-ten), agli errori (es. utilizzo del ferro sbagliato), al punteggio (es. sentire la pressione del punteggio) ed agli avversari (es. non giocare bene quanto l’avversario) (Hellström, 2009). Per cercare di gestire tali situazioni stressogene e le emozioni negative che spesso le accompagnano, lo Psicologo dello Sport può quindi intervenire portando l’atleta a sperimentare e ad apprendere delle strategie che, se adeguatamente allenate e padroneggiate, rappresentano un valido alleato nei momenti più delicati del gioco. Queste strategie possono essere distinte in cognitive (come il self-talk, il pensiero positivo, l’imagery o lo stile attributivo), emozionali (esercizi di respirazione, rilassamento ed attivazione) e comportamentali (come l’utilizzo delle routine) e possono essere personalizzate a seconda delle necessità e delle caratteristiche dell’atleta (Hellström, 2009; Cohen et al., 2006). 3.3 Goal Setting Saper definire obiettivi in modo efficace è un aspetto fondamentale per ogni sportivo, tuttavia, nel golf assume una connotazione particolare in quanto riveste la duplice funzione di guidare l’atleta nell’allenamento, al fine di migliorare le proprie prestazioni, ed al contempo di indirizzarlo nelle scelte da intraprendere in ogni momento della gara. Infatti, se da un lato il golfista deve essere in grado di strutturare un goal setting  inteso nella sua accezione più tradizionale come la fase in cui l’atleta stabilisce i propri obiettivi agonistici a breve, medio e lungo periodo; dall’altro deve riuscire a pianificare costantemente le modalità di gioco che adotterà in ogni momento della competizione (valutazione delle condizioni ambientali, della posizione della palla, scelta del bastone da utilizzare, del colpo da effettuare ecc) Per essere efficace, il goal-setting deve essere strutturato in obiettivi SMART, ossia, obiettivi specifici, raggiungibili e sfidanti che guidino l’impegno dell’atleta, rappresentando un importante stimolo per il mantenimento di un elevato livello di motivazione intrinseca. Nel golf questa capacità di definire e collocare nel tempo obiettivi sfidanti tracciando la strategia migliore per raggiungerli rappresenta un elemento di grande rilievo, tanto da impattare non solo la prestazione in generale, ma anche la specificità di ogni singola buca affrontata, che deve essere studiata e pianificata ad ogni colpo. Per un buon golfista, infatti, è fondamentale identificare una strategia di gioco differente per ogni buca, che sia congeniale rispetto alle proprie caratteristiche ed alle caratteristiche del campo, ed essere in grado di rivederla ogni qualvolta sia necessario. E’ proprio in questo senso che la capacità di pianificazione finisce per costituire una sorta di processo di goal setting che deve prendere avvio nei giorni precedenti la competizione (attraverso la prova campo, la stesura delle “mappette” e la visualizzazione del percorso) e deve essere sottoposto ad una continua opera di revisione durante la gara, in modo tale da poter raggiungere l’obiettivo prefissato nonostante gli imprevisti. 4. Conclusioni Il golf è uno sport complesso e per essere praticato ad un buon livello non può prescindere dall’integrazione di tre componenti fondamentali: tecnica, fisica e mentale, che devono essere allenate in maniera specifica ed integrata. In quest’ottica, si inserisce la preparazione mentale, un percorso di autoconsapevolezza finalizzato all’ottimizzazione della prestazione ed al raggiungimento di un maggiore benessere da parte dell’atleta. Nonostante i percorsi di preparazione mentale debbano essere personalizzati sulla base delle caratteristiche dei singoli giocatori, abbiamo cercato di individuare alcuni degli elementi chiave che possono essere considerati come trasversali a ciascun percorso ed ai vari approcci utilizzati in Psicologia dello Sport. Gli elementi cardine sui quali costruire un percorso di mental training nel golf, a nostro avviso, sono tre: la self-efficacy, fondamentale nello spronare il golfista a dare il meglio di sé in ogni circostanza, il goal-setting, inteso come identificazione di obiettivi sportivi SMART, ma anche come costante processo di pianificazione del proprio gioco, ed infine la gestione delle emozioni, un aspetto particolarmente sentito da chiunque abbia calcato un campo da golf, a livello amatoriale o professionistico. Per riassumere quanto detto fin’ora prendiamo a prestito un’affermazione del golfista numero uno al Mondo, Tiger Woods, che ha fatto dell’allenamento (tecnico, fisico e mentale) e della dedizione, la propria forza, sia nei momenti di crisi che nei periodi di maggior successo.

“La mia mente è la più grande arma che ho a disposizione.

La psicologia del golf  è complicata. E’ un insieme di forza d’animo, fiducia in sé  stessi, gestione delle emozioni, capacità di richiamare immediatamente i successi passati ed essere in grado di superare i momenti difficili. È un altro gioco all’interno del gioco stesso.

Io ho sviluppato la forza della mia mente molto presto. Non troverò mai abbastanza parole per spiegare l’importanza che potrebbe avere per te fare altrettanto.”[2]


[2] Citato da diverse fonti tra cui www.hrdonline.it

Bibliografia:

  • Cohen A.B, Tenenbaum
  •  G., English R.W. (2006). Emotions and Golf Performance: An IZOF-Based Applied Sport Psychology Case Study. Behav Modif. 30: 259
  • Hayslip B JrPetrie TA. (2013). Age, Psychological Skills, and Golf Performance: A Prospective Investigation. J Gerontol B Psychol Sci Soc Sci.
  • Hellström J. (2009). Psychological hallmarks of skilled golfers. Sports medicine. 39 (10): 845-855
  • http://www.passionegolf.com
  • Lane AMBeedie CJJones MVUphill MDevonport TJ. (2012). The BASES expert statement on emotion regulation in sport. J Sports Sci.
  • Nicholls AR, Holt NL, Polman R. (2005). A phenomenological analysis of coping effectiveness in golf. Sport Psychologist; 19 (2): 111-30
  • Pervin L. A. & John O. P. (1997) Personality. Theory and Research, John Wiley & Sons, Inc.
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